Firma nel vuoto: il coraggio di affidarsi
Ieri sono incappata in questo detto Sufi:
"Dai a Dio un contratto vuoto con la tua firma e lascia che metta lui i dettagli."
Mi sono fermata. L'ho riletto. E ancora.
C'è qualcosa di vertiginoso in quella frase, qualcosa che fa tremare un po' le ginocchia, se ci pensi davvero.
Siamo creature di clausole. Trattiamo con la vita come avvocati navigati:
sì, ma solo se...
sì, però a condizione che...
mi fido, ma entro certi limiti.
I nostri desideri arrivano già imballati in aspettative precise, vogliamo il risultato, i tempi, le modalità.
Vogliamo la casa, ma in quella città.
Vogliamo l'amore, ma con quella persona.
Vogliamo la guarigione, ma entro la fine del mese.
In pratica, presentiamo a Dio, all'Universo, alla Vita, chiamatelo come volete, un contratto già compilato in ogni riga, con le nostre condizioni in grassetto e il nostro timbro di approvazione su ogni paragrafo.
E poi ci stupiamo che le cose non vadano come previsto.
Il detto Sufi capovolge tutto questo. Non chiede di non desiderare, non chiede di restare passivi o rassegnati.
Chiede qualcosa di molto più sottile e molto più coraggioso: firmare prima di leggere.
Firmare un foglio bianco è un atto di fiducia radicale. Non è ingenuità, è la forma più matura di fede.
È dire: "Mi fido abbastanza da non aver bisogno di controllare ogni variabile. Mi fido abbastanza da sapere che quello che arriverà, anche se non lo riconosco subito, ha un senso."
I maestri Sufi lo sapevano bene: il controllo è un'illusione confortante.
Ci dà la sensazione di essere al sicuro, ma ci chiude in gabbie che costruiamo noi stessi.
La vera libertà sta nell'abbandono.

Voglio essere precisa su questo punto, perché è facile fraintendere.
Firmare un contratto vuoto non significa lavarsi le mani di tutto e aspettare seduti sul divano che la vita accada. Non è fatalismo, non è passività. È qualcosa di più dinamico: è agire pienamente, ma senza aggrapparsi all'esito. È mettere tutte le tue energie, il tuo cuore, la tua presenza in ciò che stai facendo e poi lasciare andare il risultato.
È la differenza tra un fiume che scorre e uno stagno che ristagna. Il fiume si muove ma non decide dove andrà ogni singola goccia.
Quando mi sono immaginata davanti a quel foglio bianco, con la penna in mano, ho sentito una resistenza fortissima. Tutta la mia mente razionale che protestava: ma come faccio a firmare senza sapere cosa c'è scritto? E se poi...?
Ecco. Quel "e se poi" è la prigione.
Perché in fondo lo so, lo sappiamo tutti, che i momenti più belli, le svolte più inaspettate, le persone che ci hanno cambiato la vita, non le avevamo previste.
Non rientravano nel contratto che avevamo in mente.
Sono arrivate dal margine, dalla direzione sbagliata, nel momento meno adatto.
Erano i dettagli che avevamo lasciato bianchi o che la vita ha riscritto nonostante noi.
E quindi?
Non ho una risposta perfetta. Ho solo una domanda che mi porto dietro da ieri: in quale area della mia vita sto stringendo troppo il controllo?
Dove sto riempiendo ogni riga del contratto, senza lasciare spazio?
Forse è proprio lì che dovrei mettere la firma. E lasciare il resto in bianco.
Cosa ne pensi?
C'è qualcosa nella tua vita in cui riesci ad affidarti davvero o anche tu compili ogni clausola?
Se vuoi capire davvero i tuoi blocchi e le tue risorse richiedi una lettura della Mappa dei Talenti, ti stupirai del meraviglioso universo che sei. SCOPRILO QUI



Commenti